Il 30 e il 31 gennaio nella sede di Terremerse a San
Giovanni di Ostellato (FE) si sono svolti due incontri di aggiornamento.
Tecniche di coltivazione in biologico per cereali a paglia, soia e mais e
pomodoro da industria biologico sono stati al centro degli appuntamenti curati
dalla Ricerca e Sviluppo di Terremerse.
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giovedì 1 febbraio 2018
Doppio incontro di aggiornamento a San Giovanni di Ostellato
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giovedì 24 novembre 2016
4 nuovi corsi per i Soci Terremerse
Terremerse, in collaborazione con l’ente di formazione Dinamica e
nell’ambito del progetto “Terremerse 2020”, ha studiato alcuni corsi per i
propri Soci e i loro dipendenti e collaboratori.
I corsi, che inizieranno nel mese di dicembre (il calendario
dettagliato è in via di definizione) sono 4: Modelli organizzativi in
agricoltura (12 ore), Competenze strategiche per amministratori (24 ore,
gratuito), Introduzione all’agricoltura biologica nel comparto vegetale (28
ore), Scelte d’impianto, potatura e difesa per una frutticoltura di qualità (40
ore).
Per informazioni e iscrizioni, entro il 6 dicembre: Ufficio Soci
Terremerse, tel. 054568101
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martedì 9 dicembre 2014
Terremerse e Apofruit: gestione congiunta pomodoro
L’accordo d’integrazione
strategica tra Apofruit e Terremerse, siglato nel novembre dello
scorso anno, continua a produrre effetti positivi. Si è infatti realizzata ora l’integrazione della gestione e della
commercializzazione nell’O.P. Pempacorer di tutta la produzione di pomodoro e
orticole da industria dei soci di Apofruit e di Terremerse.
Nel 2014 l’O.P.
Pempacorer ha commercializzato complessivamente la produzione di 158 aziende produttrici,
con 2.600 ettari di coltivazioni di
pomodoro e 200.000 tonnellate di contrattato con l’industria, 18 industrie
clienti finali per le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. A questi si
aggiungono 8.258 tonnellate di altre orticole da industria (delle quali 1.478
BIO), ottenuti da circa 750 ettari di coltivazione.
Per i
prossimi anni, l’integrazione punterà a
sviluppare le coltivazioni per raggiungere i 3.000 ettari coltivati a pomodoro
da industria, potenziare massimamente la produzione BIO certificata e
controllata, raddoppiando la superficie impegnata a colture di altre orticole
(escluse patate e cipolle che verranno ancora gestite singolarmente da ciascuna
Cooperativa) per raggiungere i 1.500
ettari coltivati, con una significativa estensione di gamma e l’acquisizione di
nuovi clienti finali.
La crescita
dimensionale produrrà importanti vantaggi nell’organizzazione logistica e nella
forza dell’offerta commerciale. Si potranno così garantire alle industrie del
settore maggiori volumi di approvvigionamento di materia prima.
Inoltre, la
diversificazione delle coltivazioni su più Provincie e Regioni (coinvolte
l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto) consentirà di dare maggiori
garanzie di fornitura, contenendo il rischio di esposizione ad avversità
climatiche o fitopatie; la maggior massa critica organizzata permetterà di
diversificare al meglio le epoche di raccolta,
consentendo alle industrie il prolungamento della stagione di lavorazione, con
un migliore utilizzo degli impianti e una diminuzione dei costi.
L’integrazione
della gamma di coltivazione tra diverse specie orticole di primo e secondo
raccolto e tra destinazione alimentare e/o sementiera, aiuterà le imprese agricole specializzate a disporre di un ciclo completo di
rotazioni agronomiche, sia nel segmento delle coltivazioni a produzione
integrata, sia nel segmento delle coltivazioni BIO, mentre le sinergie dei
partner che concorreranno all’accordo consentiranno di varare nuovi servizi
finanziari di Factoring e Reverse Factoring per la liquidazione immediata degli
acconti e dei saldi ai soci conferenti che ne facciano richiesta, in ragione
dei loro conferimenti in quantità e qualità.
L’integrazione
in O.P. Pempacorer del comparto orticole da industria delinea così un indirizzo
produttivo complementare all’impegno congiunto di Apofruit e Terremerse nella
promozione di innovazioni frutticole di prodotto.
lunedì 13 febbraio 2012
Lo sviluppo della difesa integrata
Che cos’è
“La protezione o difesa integrata è una strategia con la quale si mantengono le popolazioni dei fitofagi al di sotto della soglia di tolleranza sfruttando meccanismi naturali di regolazione e utilizzando metodi di lotta accettabili dal punto di vista ecologico, economico e tossicologico”.
In questa definizione sono messe in evidenza le parole chiave, in particolare il fatto che la protezione integrata non è un metodo né una tecnica e tanto meno una combinazione di metodi o di tecniche, ma una strategia, cioè “la scienza e l’arte” d i concepire l a protezione delle colture: in altre parole, un modo di pensare (V. Delucchi, 1988).
La difesa integrata è quindi l’arte del possibile. Per soglia di tolleranza o soglia economica si intende il limite al di sopra del quale un fitofago o un patogeno diventano dannosi, ad esempio per Cydia molesta nelle trappole sessuali la soglia è pari a 10 catture a partire dalla II generazione.
«I meccanismi naturali di regolazione sono divisi in fattori biotici e abiotici – spiega Massimiliano Meandri, della Ricerca e sviluppo di Terremerse - I fattori biotici sono principalmente rappresentati dai nemici naturali (predatori e parassitoidi) dei fitofagi, ma anche da funghi, batteri, virus ecc. Fra i fattori abiotici vengono ascritti la temperatura, l’umidità, le piogge ecc.. Infine, dopo aver rispettato i criteri sopra esposti, se è necessario si deve effettuare la terapia (trattamento) e in tal caso occorre dare la precedenza ai prodotti ecologici quali ad esempio la “confusione e distrazione sessuale”, il Bacillus thuringiensis, i virus, i funghi antagonisti, i nematodi entomopatogeni e quindi scegliere
eventualmente il prodotto chimico. Nella scelta del prodotto fitosanitario adatto, oltre all’efficacia si deve considerare la selettività nei confronti degli organismi utili (i prodotti poco selettivi vanno scartati) e non ultimi gli effetti sulla salute umana (tossicologia), quindi i prodotti tossici, molto tossici e quelli che riportano gravi frasi di rischio (es. R40, R63, R68, ecc.) non possono essere impiegati salvo rare eccezioni».
Breve storia
L’inizio della “Lotta Guidata” ha attraversato una fase di “messa a punto delle tecniche” dal 1973 al '79 mentre, il Progetto Regionale di Lotta Guidata è partito nel 1980 sulle colture di melo, pesco e vite a cui si è aggiunto in seguito il pero, coinvolgendo 38 tecnici su una superficie di 600 ha. Dal 1983 con l’impiego di prodotti biologici nasce il progetto di “Lotta Integrata”. Nel periodo dal 1986-90 la Regione Emilia-Romagna promuove il progetto quinquennale “Diffusione delle metodologie di lotta integrata alle avversità dei fruttiferi e alla vite” potenziando la ricerca e aumentando il numero di tecnici finanziati (che passano da 61 del ’85 ai 184 del 1990), le superfici (da 3.870 a 17.881 ha) e di conseguenza il numero degli agricoltori. Dal 1991 vengono interessate le varie Province tramite il Servizio di assistenza tecnica alle coltivazioni, che conta ben 12 coordinatori, 141 tecnici, 36 sperimentatori su 19.000 ha distribuiti nelle varie province, entrando con la razionalizzazione delle varie pratiche agronomiche: concimazioni, irrigazione, diserbo
ecc., nelle “Produzioni Integrate”. Dal 1992 diminuisce notevolmente l’assistenza diretta e parallelamente anche la qualità dei risultati. Vengono redatti i Disciplinari di Produzione
Integrata che comprendono quasi tutte le colture, modificati e aggiornati ogni anno e risultano tuttora uno strumento indispensabile.
Risultati ottenuti
Inizialmente con la “Lotta Integrata” si sono ottenuti importanti risultati economici rispetto ai metodi tradizionali, risparmiando fino al 50% sul numero e sul costo dei trattamenti. Per esempio, nei meleti con il metodo tradizionale si facevano in media 3 acaricidi; con l’introduzione della sola lotta guidata si è riusciti, in molti casi, a non fare più acaricidi.
Altro esempio importante riguarda la “confusione sessuale” nei confronti della cidia del pesco, che attualmente viene applicata su oltre 6.000 ha che rappresentano più del 90% della superficie provinciale a produzione integrata. Si è inoltre dimostrato che con questa strategia, in diversi pescheti, è stato possibile non trattare gli afidi grazie all’azione dei predatori e inoltre non trattare Cydia molesta fino alla raccolta.
Attualmente, grazie all’applicazione della Produzione Integrata, si ottengono ancora importanti riduzioni dei prodotti fitosanitari impiegati: sia quantitative (mediamente 20-35%), sia qualitative derivanti dall’impiego di prodotti a minore impatto sull’uomo (specie sui produttori) e sull’ambiente: riduzione di prodotti a elevata tossicità acuta del 70-90%, riduzione di prodotti a elevata tossicità cronica del 40-95%.
Normalmente chi applica le linee di produzione integrata riduce anche il totale dei residui e quelli dei singoli prodotti.
Anche gli effetti delle nuove norme (Direttive e Regolamenti Europei) che puntano a revocare o a limitare l’uso di prodotti più pericolosi, sono stati meno “problematici” per le aziende che applicano la produzione integrata.
Numero tecnici e superfici
Nel 2010 hanno operato in provincia di Ravenna 6 coordinatori, 75 tecnici su una superficie di 20.723 ha di colture frutticole e vite, che rappresentano il 59% del totale provinciale (vedi tabella).
Cosa si fa attualmente
Il programma, oltre a interessare tecnici e aziende, si articola: nelle riunioni a carattere regionale (30/anno per i coordinatori) che si sono svolte presso il Servizio Fitosanitario
Regionale, nei 12 seminari sulla sperimentazione che hanno interessato coordinatori, sperimentatori e tecnici svolti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Le
riunioni a livello provinciale sono state 33, hanno coinvolto sia i coordinatori sia i tecnici; in tali incontri oltre alla linea tecnica viene discusso e redatto il bollettino tecnico di “Produzione Integrata”, che è stato prima predisposto in forma di bozza dai coordinatori e che viene poi divulgato tramite internet e a chi ne ha fatto richiesta.
Il ruolo della Cooperativa Terremerse
L’azienda è inserita a pieno titolo nei programmi regionali di produzione integrata con 3 coordinatori per la provincia di Ravenna - uno per la difesa, uno per il diserbo e uno per
l’irrigazione - e 8 tecnici, oltre a 6 tecnici per la provincia di Ferrara. In totale, vengono conferiti: ortofrutta su circa 4.200 ha, che corrisponde a circa il 90% del totale, e cerealproteici su circa 11.000 ha, che trova riscontro su circa il 50% del conferito, per una superficie complessiva di circa 15.000 ha seguita con il metodo delle Produzioni Integrate. Considerato che la produzione integrata riguarda attualmente circa il 60% del conferito alla Cooperativa, questo rappresenterà sicuramente un vantaggio considerato che dal 2014 sarà obbligatorio in tutta la Comunità Europea adottare linee di difesa integrata = IPM (integrated pests management).
“La protezione o difesa integrata è una strategia con la quale si mantengono le popolazioni dei fitofagi al di sotto della soglia di tolleranza sfruttando meccanismi naturali di regolazione e utilizzando metodi di lotta accettabili dal punto di vista ecologico, economico e tossicologico”.
In questa definizione sono messe in evidenza le parole chiave, in particolare il fatto che la protezione integrata non è un metodo né una tecnica e tanto meno una combinazione di metodi o di tecniche, ma una strategia, cioè “la scienza e l’arte” d i concepire l a protezione delle colture: in altre parole, un modo di pensare (V. Delucchi, 1988).
La difesa integrata è quindi l’arte del possibile. Per soglia di tolleranza o soglia economica si intende il limite al di sopra del quale un fitofago o un patogeno diventano dannosi, ad esempio per Cydia molesta nelle trappole sessuali la soglia è pari a 10 catture a partire dalla II generazione.
«I meccanismi naturali di regolazione sono divisi in fattori biotici e abiotici – spiega Massimiliano Meandri, della Ricerca e sviluppo di Terremerse - I fattori biotici sono principalmente rappresentati dai nemici naturali (predatori e parassitoidi) dei fitofagi, ma anche da funghi, batteri, virus ecc. Fra i fattori abiotici vengono ascritti la temperatura, l’umidità, le piogge ecc.. Infine, dopo aver rispettato i criteri sopra esposti, se è necessario si deve effettuare la terapia (trattamento) e in tal caso occorre dare la precedenza ai prodotti ecologici quali ad esempio la “confusione e distrazione sessuale”, il Bacillus thuringiensis, i virus, i funghi antagonisti, i nematodi entomopatogeni e quindi scegliere
eventualmente il prodotto chimico. Nella scelta del prodotto fitosanitario adatto, oltre all’efficacia si deve considerare la selettività nei confronti degli organismi utili (i prodotti poco selettivi vanno scartati) e non ultimi gli effetti sulla salute umana (tossicologia), quindi i prodotti tossici, molto tossici e quelli che riportano gravi frasi di rischio (es. R40, R63, R68, ecc.) non possono essere impiegati salvo rare eccezioni».
Breve storia
L’inizio della “Lotta Guidata” ha attraversato una fase di “messa a punto delle tecniche” dal 1973 al '79 mentre, il Progetto Regionale di Lotta Guidata è partito nel 1980 sulle colture di melo, pesco e vite a cui si è aggiunto in seguito il pero, coinvolgendo 38 tecnici su una superficie di 600 ha. Dal 1983 con l’impiego di prodotti biologici nasce il progetto di “Lotta Integrata”. Nel periodo dal 1986-90 la Regione Emilia-Romagna promuove il progetto quinquennale “Diffusione delle metodologie di lotta integrata alle avversità dei fruttiferi e alla vite” potenziando la ricerca e aumentando il numero di tecnici finanziati (che passano da 61 del ’85 ai 184 del 1990), le superfici (da 3.870 a 17.881 ha) e di conseguenza il numero degli agricoltori. Dal 1991 vengono interessate le varie Province tramite il Servizio di assistenza tecnica alle coltivazioni, che conta ben 12 coordinatori, 141 tecnici, 36 sperimentatori su 19.000 ha distribuiti nelle varie province, entrando con la razionalizzazione delle varie pratiche agronomiche: concimazioni, irrigazione, diserbo
ecc., nelle “Produzioni Integrate”. Dal 1992 diminuisce notevolmente l’assistenza diretta e parallelamente anche la qualità dei risultati. Vengono redatti i Disciplinari di Produzione
Integrata che comprendono quasi tutte le colture, modificati e aggiornati ogni anno e risultano tuttora uno strumento indispensabile.
Risultati ottenuti
Inizialmente con la “Lotta Integrata” si sono ottenuti importanti risultati economici rispetto ai metodi tradizionali, risparmiando fino al 50% sul numero e sul costo dei trattamenti. Per esempio, nei meleti con il metodo tradizionale si facevano in media 3 acaricidi; con l’introduzione della sola lotta guidata si è riusciti, in molti casi, a non fare più acaricidi.
Altro esempio importante riguarda la “confusione sessuale” nei confronti della cidia del pesco, che attualmente viene applicata su oltre 6.000 ha che rappresentano più del 90% della superficie provinciale a produzione integrata. Si è inoltre dimostrato che con questa strategia, in diversi pescheti, è stato possibile non trattare gli afidi grazie all’azione dei predatori e inoltre non trattare Cydia molesta fino alla raccolta.
Attualmente, grazie all’applicazione della Produzione Integrata, si ottengono ancora importanti riduzioni dei prodotti fitosanitari impiegati: sia quantitative (mediamente 20-35%), sia qualitative derivanti dall’impiego di prodotti a minore impatto sull’uomo (specie sui produttori) e sull’ambiente: riduzione di prodotti a elevata tossicità acuta del 70-90%, riduzione di prodotti a elevata tossicità cronica del 40-95%.
Normalmente chi applica le linee di produzione integrata riduce anche il totale dei residui e quelli dei singoli prodotti.
Anche gli effetti delle nuove norme (Direttive e Regolamenti Europei) che puntano a revocare o a limitare l’uso di prodotti più pericolosi, sono stati meno “problematici” per le aziende che applicano la produzione integrata.
Numero tecnici e superfici
Nel 2010 hanno operato in provincia di Ravenna 6 coordinatori, 75 tecnici su una superficie di 20.723 ha di colture frutticole e vite, che rappresentano il 59% del totale provinciale (vedi tabella).
Cosa si fa attualmente
Il programma, oltre a interessare tecnici e aziende, si articola: nelle riunioni a carattere regionale (30/anno per i coordinatori) che si sono svolte presso il Servizio Fitosanitario
Regionale, nei 12 seminari sulla sperimentazione che hanno interessato coordinatori, sperimentatori e tecnici svolti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Le
riunioni a livello provinciale sono state 33, hanno coinvolto sia i coordinatori sia i tecnici; in tali incontri oltre alla linea tecnica viene discusso e redatto il bollettino tecnico di “Produzione Integrata”, che è stato prima predisposto in forma di bozza dai coordinatori e che viene poi divulgato tramite internet e a chi ne ha fatto richiesta.
Il ruolo della Cooperativa Terremerse
L’azienda è inserita a pieno titolo nei programmi regionali di produzione integrata con 3 coordinatori per la provincia di Ravenna - uno per la difesa, uno per il diserbo e uno per
l’irrigazione - e 8 tecnici, oltre a 6 tecnici per la provincia di Ferrara. In totale, vengono conferiti: ortofrutta su circa 4.200 ha, che corrisponde a circa il 90% del totale, e cerealproteici su circa 11.000 ha, che trova riscontro su circa il 50% del conferito, per una superficie complessiva di circa 15.000 ha seguita con il metodo delle Produzioni Integrate. Considerato che la produzione integrata riguarda attualmente circa il 60% del conferito alla Cooperativa, questo rappresenterà sicuramente un vantaggio considerato che dal 2014 sarà obbligatorio in tutta la Comunità Europea adottare linee di difesa integrata = IPM (integrated pests management).
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